Da un po’ di tempo mi sono accorto che il graphic design è uno dei pochi campi che riesce ancora a sorprendermi. Non per forza con qualcosa di complesso: a volte è un carattere tipografico, altre un simbolo minuscolo o una composizione semplice. Però mi ci aggancio sempre, come se il cervello avesse bisogno di analizzarlo. E alla fine, ogni volta, mi ritrovo con quella sensazione da “ok, questa cosa è più intelligente di quanto sembri”.
Paul Rand e il poster Eye-Bee-M

Questo è il caso di Eye-Bee-M di Paul Rand, il mio “maestro virtuale”, e l’unico vero rammarico è essere arrivato troppo tardi per conoscerlo, visto che morì nel 1996, tre anni prima che nascessi. Questo poster iconico, insieme al celebre logo di NeXT creato per Steve Jobs, resta un vero capolavoro: il connubio perfetto tra rebus visivo e immagine aziendale.
Ho fatto un po’ di ricerche prima di mettermi a scrivere questo articolo, e devo dire che la storia dietro questo progetto è più interessante di quanto immaginassi.
La storia di Eye-Bee-M
All’inizio degli anni ’80, IBM voleva realizzare un manifesto per sostenere il suo storico motto THINK. Paul Rand, a quel punto, aveva già costruito con l’azienda un rapporto solido e duraturo: aveva firmato il celebre logo IBM, curato i manuali di identità visuale e realizzato una quantità enorme di materiali interni.
Quando IBM gli chiese un poster per rilanciare il motto, Rand rispose con l’iconico Eye-Bee-M: un occhio e un’ape al posto delle lettere I e B, seguiti dalla “M” a 13 barre, che richiama direttamente il logo dell’azienda. È proprio bello da vedere. E quei colori piatti? Niente, mi fanno impazzire ogni volta che lo guardo.
La costruzione grafica del poster
Ad arricchire il tutto ci sono le forme geometriche: l’occhio e l’ape sono costruiti con geometrie elementari — cerchi, rettangoli, triangoli — e colori super forti su sfondo nero. Nonostante la sua semplicità estrema, il poster ci invita a giocarci un po’, come se fosse un piccolo puzzle visivo.
Il simbolismo di Eye-Bee-M
E secondo me è qui che arriva la vera ciliegina: il simbolismo. Eye-Bee-M, come dicevo prima, si basa sull’omonimia tra immagini e lettere, ma ogni simbolo porta anche con sé un valore legato a IBM, quindi nulla è messo lì per caso:
- Occhio: richiama intuizione e insight;
- Ape: simboleggia operosità e industriosità;
- “M” a strisce: riprende il logo IBM e suggerisce motivazione e identità aziendale.
La ricezione interna del poster
Eppure, per quanto fosse (ed è) bellissimo, all’inizio non tutti lo apprezzarono. Soprattutto i dipendenti IBM rimasero un po’ spiazzati: quel poster sembrava troppo “giocoso”, troppo distante dall’immagine seria e iper-professionale a cui erano abituati. Alcuni non lo capirono proprio al primo colpo, altri lo trovarono quasi fuori contesto.
Col tempo però la percezione cambiò del tutto. Una volta capito il messaggio — e una volta che la cultura visuale interna si era un po’ “rilassata” — il poster iniziò a circolare come un pezzo di identità aziendale. Diventò una sorta di quarto logo, uno di quei progetti che ti ricordano che anche un colosso come IBM può comunicare con leggerezza senza perdere autorevolezza.
L’eredità di Paul Rand nel design contemporaneo

E adesso capisci perché ho questa cotta infinita per Paul Rand. Uno così ti entra in testa e non ti molla più! Ogni suo lavoro ha quel mix di intelligenza e leggerezza che mi fa ricordare perché amo così tanto il graphic design.
Lo ammetto: un po’ della sua filosofia del design è finita anche dentro questo blog: quel modo di cercare idee semplici, giocose e immediate è stato una delle scintille che mi hanno portato a immaginare il logo di ottimootto.
È un piccolo omaggio, nel mio minuscolo, a chi ha saputo rendere il design una forma di comunicazione davvero viva.
