Ho pochi ricordi belli delle scuole superiori. Le giornate sembravano interminabili, piene di compiti e spiegazioni che non riuscivano a catturarmi. Mi annoiavo un sacco e, in più, mi sentivo sempre un po’ fuori posto.
A scuola facevamo pochissime attività pratiche. Tutto, com’è ovvio in un percorso informatico, ruotava attorno a esercizi che trovavo incredibilmente noiosi: un po’ di C++, qualche database, reti simulate su Packet Tracer… niente che accendesse la mia curiosità. Le mie gonadi, per dire, erano praticamente nella stratosfera.
Il primo incontro con il microfono
Poi, verso la fine della quinta, successe qualcosa di diverso. L’insegnante ci propose un progetto di web radio gestita dagli studenti. Ai più bravi assegnò la parte tecnica; agli altri, il resto. Io, che non ero né bravo né integrato, finii a fare un po’ di tutto e un po’ di niente.
Ma all’improvviso l’insegnante ci fece cenno, a me e a un compagno:
«Voi starete al microfono e parlerete di qualcosa.»
Il mio compagno accolse la proposta con entusiasmo. Io… panico totale. Nausea, mani sudate, cuore a mille. Mi sembrava di mettermi in una posizione perfetta per essere preso in giro, non solo in quell’istante, ma per tutti gli anni a venire.
Eppure non potevo rifiutare. Sedermi al microfono significava finalmente avere un ruolo, non essere invisibile. Mi sedetti. Cercai di costruirmi mentalmente un discorso, ma niente: nessuna frase, nessuna parola. Maledizione. Ogni secondo sembrava dilatarsi all’infinito.
Poi, il segnale:
“3… 2… 1… siamo on!”
Il mio cervello si spense. Emozioni, pensieri, paure: tutto in tilt. Eppure, quasi per miracolo, aprii bocca. E successe qualcosa di sorprendente: mi sentivo… diverso. Qualcosa dentro di me iniziò a fluire con un’energia nuova.
Ero a mio agio. Ero me stesso. Io e il mio compagno ci divertimmo un mondo: chiacchierammo di scuola, improvvisammo piccole gag e, per la prima volta, sentii che la mia voce poteva avere un posto. Fu davvero magico.
La nascita della passione per il podcasting
Da allora, il mio interesse per web radio e podcast non ha fatto che crescere. Ne ascoltavo tantissimi, e continuo a farlo ancora oggi: Non hanno un amico, BSMT, Minimalismo, One More Time… e tanti altri.
Ciò che mi affascinava di più erano le copertine: piccoli tesori visivi che catalogavo e analizzavo con meticolosità. Il podcasting mi apriva nuovi mondi, permettendomi di seguire storie avvincenti e comprendere punti di vista diversi, tutto tramite un paio di cuffiette.
E poi arrivò la vocina interiore:
“Perché non creare un podcast tutto tuo? Sarebbe fantastico immaginare che la tua voce venga ascoltata da tante persone.”
L’idea del mio podcast: LUDO IN NUCE
Era una giornata piovosa di gennaio 2025. Ero seduto alla scrivania, carta e penna davanti a me… nulla. Vuoto totale. Mille domande: di cosa parlare? Quale tema? Che stile dare allo show?
Mi sentii paralizzato, quasi a chiedermi:
“Ma chi me lo fa fare?”
Eppure, quella scintilla accesa alle superiori era ancora lì. Bastava solo trovare il modo di darle voce.
Poi arrivò l’illuminazione. La risposta era proprio lì, sotto i miei occhi:
“Il design! Ma certo!”

Pensai che una bella copertina, rispettando i miei gusti estetici, poteva davvero aiutarmi a far nascere qualche idea. Così mi immersi in Pinterest per un paio d’ore, creando una moodboard che finalmente mi soddisfaceva: colori pastello, font minimal e illustrazioni vintage… ogni dettaglio era scelto con cura, come se stessi costruendo un piccolo universo visivo tutto mio.
E fu in quel momento che sentii davvero qualcosa accendersi: con quella moodboard davanti agli occhi, l’idea del mio podcast cominciava finalmente a prendere forma.
Dopo tanti schizzi e bozze, finalmente accadde: non solo avevo trovato il design perfetto per la copertina, ma anche il nome e il tema giusto per la mia nuova creatura. Un mix di sollievo, eccitazione e un po’ di orgoglio mi attraversò tutto il corpo.

Il progetto si chiama LUDO IN NUCE, un podcast narrativo-divulgativo in cui racconto, in breve, figure chiave del game design: le loro storie, le visioni e l’impatto che hanno avuto sul mondo dei videogiochi.
Il titolo, che significa “gioco in nuce”, riflette perfettamente l’intento dello show: esplorare le origini, le idee e le menti che hanno plasmato l’industria videoludica.
Anche la copertina parla da sé: a sinistra, un bel faccione sorridente richiama il giocatore che si sta divertendo, mentre a destra i classici bottoni dei controller, con una croce direzionale in alto a destra che ne garantisce equilibrio visivo e armonia.
Ogni dettaglio è pensato per trasmettere, fin dal primo sguardo, la passione per il gioco e la curiosità per le storie che stanno dietro di esso.
Era tutto perfetto. Inoltre, il mondo dei videogiochi era l’unico argomento di cui avevo davvero una certa padronanza, quindi la scelta non poteva che ricadere su di esso.
La paura di pubblicare
Il passo successivo fu scrivere le puntate. La ricerca e gli approfondimenti non furono un problema: riuscì a scrivere le prime dieci senza troppi ostacoli. Il vero nodo, invece, era parlare al microfono.
Quando ascoltai per la prima volta la mia voce capii che era un completo disastro: scoordinata, infantile, piena di mielismi e rumori di sottofondo. Un vero pasticcio. Eppure non mi arresi. Non voglio esagerare, ma lessi lo stesso articolo circa trenta volte!
Passò quasi un mese. Era tutto pronto: copertina, puntate, canali social… ogni cosa. Mancava solo un gesto: premere “Pubblica”.
Eppure restavo lì, a fissare quel pulsante. Fermo. Imbambolato. Immobilizzato dalla paura.
All’improvviso, tornò a farmi visita una vecchia conoscenza: la stessa paura che avevo provato alle superiori, davanti a quel microfono.
Di tutto l’iter del progetto, questa fu senza dubbio la parte più difficile: pubblicare.
“E se non piaccio alle persone?
Come mi giudicheranno?
Sono davvero all’altezza di fare una cosa del genere?”
Rividi me stesso, seduto a quel banco in classe, con lo stomaco sottosopra e la paura delle prese in giro che rimbalzava nella testa.
Poi, quasi per automatismo, accadde: premetti “Pubblica”.
Un piccolo progetto, una grande soddisfazione
LUDO IN NUCE è finalmente online: su Spotify, Apple Podcasts, YouTube… praticamente ovunque.
La sensazione di vittoria che provai fu travolgente, quasi estatica. Vedere il mio progetto comparire accanto a show che avevo sempre ammirato mi sembrava irreale, e allo stesso tempo meraviglioso.
Lo ammetto: lo sfoggiai con fierezza ad amici, parenti e persino a qualche podcaster emergente che incontrai online. Nel frattempo caricavo nuove puntate con costanza, impaziente di raccontare altre storie e curiosità dal mondo dei videogiochi.
La cosa buffa è che adesso… è concluso!
Ebbene sì: il podcast conta pochissimi episodi, appena dieci. Col tempo mi resi conto che l’argomento scelto era troppo di nicchia e non lasciava molto spazio a sviluppi più ampi. Così decisi di chiuderlo.
Conclusione e link utili
Eppure, nonostante tutto, sono davvero soddisfatto del mio lavoro. LUDO IN NUCE è stato – e continua a essere – il mio primo vero trampolino di lancio come “autore online” (se così posso definirmi), ancora prima di aprire e mettere al mondo ottimootto.
In fondo all’articolo troverai tutti i link per accedere a LUDO IN NUCE, sulla piattaforma che preferisci.
La voglia di raccontare, però, rimane altissima: che sia con la voce o con le parole scritte poco importa. Sto infatti pensando di dare vita a una versione podcast di ottimootto, in cui raccontare i miei articoli e magari qualche storia curiosa già pubblicata o che ancora non ho scritto. Chissà.
