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Scrivere con l’intelligenza artificiale: scrittura “truccata”?

Racconto la mia esperienza nel scrivere con l’intelligenza artificiale: come l’AI mi ha aiutato nel processo creativo, senza togliere autenticità alle parole del mio blog… >>

Ho sempre pensato che la scrittura fosse riservata a chi è davvero bravo a scrivere, a chi ha qualcosa di importante da raccontare.

Sono sempre stato affascinato dal mondo dei blog, perché credo abbiano un fascino che difficilmente i social riescono a trasmettere.

L’idea di mettere online riflessioni, pensieri e curiosità trasformati in parole l’ho sempre trovata seducente. Tuttavia, non avendo un argomento preciso di cui parlare, ho presto accantonato l’idea di aprirne uno.

È stato mio padre a convincermi a intraprendere questo nuovo e curioso viaggio. Mi spiegò, con tanta pazienza, che non serve essere esperti fin dall’inizio.

L’importante è cominciare. Il resto viene da sé.

Così, con una buona dose di esitazione e paura, ho iniziato a scrivere il mio primo articolo.

L’emozione che provai fu contrastante: da un lato cercavo con trepidazione ogni possibile errore stilistico o grammaticale (quasi in modo ossessivo), dall’altro ero incredibilmente felice, perché mi resi conto che, per la prima volta, avevo davvero scritto un articolo per un blog!

L’intelligenza artificiale si è rivelata fin da subito un’incredibile alleata.

Sì, scrivo con l’intelligenza artificiale. Mi aiuta a semplificare alcuni passaggi durante la fase di scrittura: mi suggerisce idee, corregge eventuali errori grammaticali e migliora, lievemente e solo quando serve, lo stile delle mie riflessioni.

Poi, parola dopo parola, articolo dopo articolo, un insolito senso di colpa ha iniziato a farsi strada.

Mi sentivo come se non stessi giocando pulito, o peggio, come se stessi percorrendo una scorciatoia per ottenere lo stesso risultato in meno tempo rispetto a chi queste tecnologie non le sfrutta.

Questo malessere, che si stava man mano ingigantendo, mi impedì per diversi giorni di continuare a scrivere.

Un flusso di pensieri prese il sopravvento:

“Sto tradendo la scrittura?”
“È giusto quello che sto facendo?”
“Potrei perdere credibilità?”
“La gente mi prenderà meno seriamente?”

Ci riflettei a lungo, ma non sono rimasto incastrato nelle mie solite seghe mentali.

Decisi così di iniziare un piccolo esperimento: provare a scrivere un intero articolo (proprio quello che stai leggendo) senza consultare l’intelligenza artificiale.

All’inizio mi sono sentito un po’ a disagio, ma ho comunque iniziato il primo paragrafo. Poi il secondo. Il terzo. Il quarto… e così via.

Dopo diverse ore, riesco finalmente a completare l’articolo.

Ma non è stata la scrittura in sé il vero problema, bensì la fase di revisione: non solo la grammatica, ma anche lo stile, la fluidità, il ritmo, e così via.

Ho esaminato attentamente il testo, paragrafo dopo paragrafo, e dopo tanto lavoro sono riuscito a portare a termine anche questa parte.

Fortunatamente è andata piuttosto bene: non nego di aver avuto qualche difficoltà, ma niente di troppo limitante o proibitivo.

Da qui ho capito subito una cosa molto importante: questo esperimento è stato, in un certo senso, uno spreco di tempo.

Mi spiego meglio.

Tutto dipende dal rapporto che abbiamo con i nostri strumenti.
Dipende, cioè, dal grado di invasività che uno strumento ha nel nostro processo creativo.

Col senno di poi, ho realizzato che il ruolo dell’intelligenza artificiale, nel mio caso, è quello di un “mero editore”.

Un po’ come quando l’autore di un libro si affida a un editor per sistemare il proprio testo.
Oppure, per fare un altro esempio, quando alcuni cantanti usano l’autotune: non per questo sono meno artisti.

Tutto va analizzato nel suo contesto, e ogni aiuto — tecnologico o meno — può essere un’ottima risorsa, se usato con criterio.

Ora che ci penso, non è stato affatto uno spreco di tempo.

Solo grazie a questo esperimento sono riuscito a mettermi il cuore in pace e a continuare a utilizzare l’intelligenza artificiale senza sensi di colpa o rimorsi.

Quello che cerco di dirti è semplice: non lasciarti frenare da preoccupazioni inutili (come è successo a me). Se hai voglia di aprire un blog, di raccontarti, di condividere con gli altri ciò che pensi, non esitare a farlo.

E non sentirti in colpa: usa senza timori questo straordinario strumento che è l’intelligenza artificiale.

Naturalmente, non ti sto suggerendo di farti generare interi articoli (anche perché, a quel punto, sarebbe solo una copia senz’anima), ma di lasciarti accompagnare, di alleggerire il processo creativo, concedendole lo spazio giusto — né troppo, né troppo poco.

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