Un ricordo familiare che mi ha accompagnato per tutta la vita
Quello che sto per raccontare non è una grande storia. Non è nemmeno piccola. È una di quelle storie che succedono, rimangono lì… e ti fanno sorridere anche a distanza di secoli.
Il compagno di mia nonna, durante le scampagnate con la nostra famiglia, amava raccontare bizzarre barzellette siciliane. Si rideva a crepapelle: era un rito che univa tutti. Ma ce n’era una in particolare che, nonostante siano passati molti anni, nessuno di noi ha mai capito.
Era così strana, così apparentemente senza senso, da risultare irresistibilmente comica. Il suo fascino stava proprio lì, in quel mistero che si prendeva gioco della logica. Lui la raccontava con serietà teatrale, coinvolgendo tutti i presenti, ponendo una semplice e assurda domanda:
“Alla Torre dei Miliardi, venne a mancare il primo gatto. Il primo gatto fuma?”
A turno, ciascuno di noi doveva rispondere seccamente “sì” oppure “no”. La risposta non aveva alcuna conseguenza: il gioco proseguiva comunque.
“Il secondo gatto fuma?”
“No.”
“Il terzo gatto fuma?”
“Sì.”
E così via, finché il giro non tornava a lui, che concludeva trionfante:
“Ho vinto!”
Fine. Tutto qui. Nessuna spiegazione, nessun senso apparente. Rimanevamo lì, tra l’interdetto e il divertito. Ma la sua risata — fragorosa, contagiosa — dava alla scena un’aura magica, come se bastasse quella gioia per rendere il tutto completo.
Un enigma che mi ha accompagnato negli anni
Nonostante l’atmosfera leggera, io non smettevo di farmi domande.
Cosa significava quella “barzelletta”? Aveva una struttura? Un significato? O era solo un gioco surreale di parole?
Quando glielo chiesi, lui mi rispose con un sorriso sereno, dicendo che non la ricordava bene, che la ripeteva solo perché la sentiva da bambino in paese. Ricordava i frammenti, nient’altro.
Non mi diedi per vinto. Passai giorni interi su internet, cercando una qualche traccia di questa “Torre dei Miliardi”. Niente. Nessuna fonte. Nessun riferimento.
Alla fine, mi arresi e accettai quel piccolo mistero come parte di un ricordo affettuoso, lasciandolo nel cassetto della memoria.
La svolta grazie all’intelligenza artificiale
Poi, anni dopo, nel 2021, lui venne a mancare. E quel piccolo enigma tornò a bussare alla mia mente più spesso del previsto.
Un giorno di maggio, durante un pranzo in famiglia, discutevamo delle incredibili capacità dell’intelligenza artificiale — perfino quelle di capire storie o parole in dialetto siciliano. E fu allora che mi colpì un’idea:
“E se fosse l’IA a risolvere questo mistero?”
Finito il pranzo, corsi al computer e iniziai la conversazione. Dopo mezz’ora piena di ipotesi, scambi e domande… accadde: trovai finalmente la risposta a quel rompicapo che mi inseguiva da una vita.
L’emozione fu immensa, quasi commovente. Come se avessi appena decifrato la Stele di Rosetta.
“La Torre dei Miliardi” era in realtà “La Torre dei Mille Gatti”
Ecco la verità: quella non era una barzelletta, ma un gioco tradizionale siciliano, tramandato oralmente come filastrocca, chiamato “La Torre dei Mille Gatti”.
Un gioco semplice, spesso fatto tra bambini, con un conduttore chiamato “Mamma Gattone”. Il funzionamento è più o meno questo:
- I partecipanti si dispongono in cerchio e ciascuno riceve un numero, che rappresenta un “gatto”.
- Il conduttore, “Mamma Gattone”, inizia dicendo:
“Alla Torre dei Mille Gatti, il primo gatto se ne scappò.” - Il “gatto” corrispondente al numero deve rispondere prontamente.
- Poi, “Mamma Gattone” chiede:
“E chi fu?” (e non “E chi fuma?”) - Il gatto chiamato deve indicare un altro numero-gatto, e così via.
- Chi sbaglia, esita o non risponde in tempo… “paga pegno”.
Un gioco di attenzione, riflessi e memoria, che funziona solo grazie al ritmo e alla spontaneità. Niente di più, eppure tutto lì.
Un gioco antico, un’eredità di gioia
Ripensandoci, posso immaginare mio nonno da ragazzino, che corre per le strade del paese, ridendo con gli amici mentre gioca alla “Torre dei Mille Gatti”. In un tempo in cui bastava pochissimo per essere felici.
Anche se il mistero è stato risolto, io scelgo di conservare il ricordo della sua “barzelletta” incompiuta, che ha saputo regalarci momenti unici.
Chissà, forse ora anche in Paradiso starà raccontando la “Torre dei Miliardi” a qualche angelo curioso, per strappare risate pure, proprio come faceva con noi.
